Missione compiuta! / Mission accomplished!

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[Italiano]

Scrivo queste parole a caldo, mentre torno a Torino, dove ho iniziato la magistrale a ottobre. Stamattina, prima di partire, ho fatto tutti i conti relativi al progetto. È ufficiale, abbiamo raggiunto l’obiettivo! Non potete capire la mia gioia nel constatare che tutti gli sforzi sono stati ripagati, e che i bambini avranno quello che avevamo promesso loro.

In tutto sono stati raccolti € 2.060, quindi anche qualche decina in più rispetto all’obbiettivo di € 2.000, necessari per pagare i pranzi presso la mensa scolastica ai bambini di Horac. Tuttavia sono avanzati ancora alcuni libri, quindi se non avete ancora ordinato il vostro, che aspettate? 😉

Conti a parte, veniamo alle sensazioni, che sono state alla base di tutto questo progetto.

Un attimo fa cercavo le foto da inserire in questo post, e mi sono accorta di una coincidenza assurda: anche se abbiamo preso i biglietti per andare in Nepal alla fine di gennaio, Let Children Speak nasceva esattamente un anno fa, il 21 febbraio 2019, quando abbiamo caricato le prime storie alla ricerca delle macchine fotografiche da portare con noi. Cos’è successo in quest’anno? Se ci penso mi viene la pelle d’oca.

Siamo partiti da zero, con tante idee ma nessuna certezza. Abbiamo scritto a Tej, il responsabile di Horac, iniziato a pensare alla gestione concreta del tutto, creato il logo, parlato con tante, tante persone, scritto ai giornali, aperto il Crowdfunding per stampare, al nostro ritorno, i libri che ancora i bambini non avevano scritto.

E poi siamo partiti. Il primo impatto con una realtà tanto nuova e tanto diversa, l’accoglienza dei bambini, la paura e i dubbi su quello che stavamo facendo, l’agitazione prima delle lezioni. La prima lezione di fotografia, la prima di scrittura creativa, le domande e i ringraziamenti dei bambini. La loro creatività che esplode, i colori delle loro fotografie, le piccole confessioni nei testi, l’empatia. La rabbia quando qualcosa non andava, i problemi di salute, la nostalgia di casa, la stanchezza. Ma non solo. Anche il supporto dagli amici in Italia, le persone che ci danno fiducia tramite una donazione, l’intesa tra noi, farsi forza a vicenda, il desiderio che il giorno della lezione arrivi il prima possibile e i bambini che già andando a scuola la mattina ci chiedono «Today lesson?».

Le ultime due lezioni, quelle a tema libero, l’incredulità, l’orgoglio e la soddisfazione. Gli ultimi giorni, le lacrime, tante, tantissime lacrime, al momento dei saluti. Gli abbracci che non dimenticheremo mai, i disegni che ci hanno regalato i bambini, la promessa che torneremo, prima o poi.

L’aereo verso casa. Raccontare, raccontare tutto, raccontare a tutti, mostrare foto, condividere, sognarsi il Nepal e non pensare ad altro. Scegliere le foto e i testi da mettere nel libro, programmare la serata di presentazione, le notti insonni per fare tutto nei tempi previsti.

La sera della presentazione, gridare tutto al mondo, mettere da parte la paura di non farcela. L’entusiasmo negli occhi dei presenti, le tante domande, la calca al banchetto per comprare i libri.

Tutte le cose che sto dimenticando di scrivere ma che non dimenticherò mai.

E poi gli ultimi mesi, paradossalmente quelli un po’ più difficili. La fine della nostra relazione, conciliare l’organizzazione del progetto rimasto in mano a me con i mille impegni, l’intervista con Chiara di Ayni, la porta in faccia di chi ci aveva promesso una mano a far conoscere il libro e poi si è tirato indietro, e la fatica, la paura di non farcela davvero.

Ma di nuovo, il supporto di moltissime anime belle, l’aiuto a far conoscere al mondo Let Children Speak e i messaggi di perfetti sconosciuti che per motivi diversi erano venuti a conoscenza del progetto e volevano dare una mano. L’obiettivo sempre più vicino, spedire i libri in Italia, in Norvegia, in Francia, in Germania e ai bambini di Horac.

Uno dei libri non so dove sia, doveva arrivare insieme ad altri tre ad un’amica di Milano, e invece qualcuno ha aperto il pacco prima che le arrivasse e si è tenuto un libro. Il nervoso e la speranza: un seme di bene del nostro progetto da qualche parte totalmente scollegata dalla nostra “rete” di amici, conoscenti, familiari, colleghi…

E infine oggi, venerdì 21 febbraio 2020, il traguardo. Vorrei avere le parole per definire come mi sento, ma non le trovo. Mi esplode il cuore di gioia e non vedo l’ora di mandare a Tej e ai bambini di Horac tutto il ricavato. Sono felice, orgogliosa di noi e di me, grata per tutto, per l’esperienza e per il sostegno di tutti voi, commossa. Quello che posso dire per certo è questo: rifarei tutto.

Chiara

 

[English]

I’m writing these words while going back to Turin, where I started my Master in October. This morning, before leaving, I did all the accounts for the project. It’s official: we achieved the goal! You can’t understand my joy when I realized all of the efforts got paid off, and that the children will have what we promised them.

We got €2.060, that means we got a little more than the €2.000 we needed to pay for the lunches at the school canteen for Horac children. By the way, I still have some books, so if you didn’t order your one, what are you waiting for? 😉

But now, let’s come to the feelings, the real basis of this project. A moment ago I was searching for the pictures to insert in this post, and I noticed a crazy coincidence: even if we bought the ticket for Nepal at the end of January, Let Children Speak was born exactly one year ago, on the 21st of February 2019, when we charched the first Instagram Stories asking for cameras to bring with us. What happened during this year? If I think about it, I get the goosebumps.

We started from zero, with many ideas but no certainty. We wrote an email to Tej, the responsible of Horac, we started thinking about how to organize everything, we created the logo, we talked with many, many people, we sent letters to the newspapers. We opened the crowdfunding to print, once back, the books the children didn’t write yet.

And then we left. The first impact with a new and such a different reality, the welcome from the children, the fear and the doubts about what we were doing, the anxiety before the lessons. The first photography lesson, the first creative writing lesson, the questions and the thanks from the children. Their exploding creativity, the colors of their photography, the small confessions in their texts, the empathy. The anger when something didn’t work, the health problems, missing home, the tiredness. But also the support from our friends from Italy, people trusting us donating to our project, understanding and giving strength each other, the willing that the day of the lesson may come as soon as possible and the children that going to school in the morning ask us «Today lesson?».

The last two lessons, the ones with the free theme, the disbelief, the pride and the satisfaction. The last days, the tears, many, may tears, when we had to say goodbye. The hugs we’ll never ever forget, the drawings the children gifted us, the promise we’ll be back, soon or later.

The plane to Italy. Telling the stories, telling everything to everybody, showing pictures, sharing, dreaming about Nepal and not being able to think about anything else. Choosing the pictures and the texts for the book, planning the presentation evening, sleeping nights to do everything on schedule.

The evening of the presentation, screaming everything to the world, putting aside the fear of not making it. The enthusiastic eyes of the people who came, many questions, the crowd at the banquet to buy the book.

And all of the things I’m forgetting to write, but I will never forget.

Then the last months, paradoxically the hardest. The end of our relationship, reconciling the organization of the project with my commitments, the interview with Chiara from Ayni, the disappointment when somebody who told us he would help didn’t do that. The fatigue, the fear not to make it.

But, once more, the support from many beautiful souls, the help to let the world know Let Children Speak and the messages of unknown people who got to know the project and wanted to help. The goal closer and closer, sending books in Italy, in Norway, in France, in Germany and to the children of Horac.

One of the book was supposed to arrive with three more to a friend of mine in Milan, but actually somebody opened the package and took one. I got nervous and then happy: a seed of love of our  project in the hands of somebody out of our net of friends, known people, family, colleagues…

Finally today, Friday, the 21st of Febrary 2020, the goal. I wish I had the words to say how I feel, but I can’t find them. My heart is exploding for the joy and I can’t wait to send Tej and the children all the proceeds. I feel happy, proud of us and of myself, grateful for everything, for the experience and for the sustain of all of you, touched. One thing is certain: I would do it all again.

Chiara

 

 

 

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