Di quella volta in cui i bambini ci hanno commosso / When the children moved us

🇮🇹

Iniziando a scrivere il resoconto della settimana, ci sembrava di avere poco da dire sugli ultimi giorni. Poi abbiamo elencato gli eventi da raccontare. Ci impegneremo a non scrivere un papiro, promesso.

Non sapendo da dove cominciare, cominciamo dall’inizio, ovvero dalla cosa più importante: gli sviluppi del progetto.
Crediamo che questa settimana sia stata la più stressante sotto questo punto di vista: per la prima volta abbiamo chiesto ai bambini di mettersi seriamente in gioco, e non avevamo la più pallida idea di come avrebbero reagito.
Spoiler: hanno reagito bene. I loro lavori hanno superato di gran lunga le nostre aspettative (di per sé già piuttosto alte) ed è stato molto soddisfacente vedere fruttare di già le nostre spiegazioni. Le fotografie e i testi si sono legati bene a formare un lavoro coerente con se stesso. Da foto all’apparenza normali sono venute fuori storie più profonde e più intense di quanto credessimo potesse accadere nel corso della prima settimana di progetto vero e proprio.
Vorremmo condividere con voi lettori ciascuna di queste storie, ma per questo vi toccherà aspettare il libro 🙂 (per aiutarci a pubblicarlo portando a termine il progetto, trovi qui la raccolta fondi). Non aggiungiamo altro, se non che leggendo i racconti ci siamo commossi entrambi, e che questi ragazzi ci hanno fatto capire (anche) così quanto siano speciali e quanto siamo fortunati ad avere a che fare con delle anime così belle. Siamo veramente felici del progetto, e non vediamo l’ora delle prossime settimane per affrontare le altre tematiche in programma e vedere cosa ne verrà fuori.
In cantiere ci sono anche delle altre novità, ma aspettiamo a svelarvele finché non saranno certe. Per una di queste si deciderà domattina, quindi incrociate le dita per noi 🙂

Altri aggiornamenti: sabato della scorsa settimana, mentre Andre era a letto per la febbre (per saperne di più: vedi sotto), Chiara si è improvvisata cuoca e ha deciso di imparare a cucinare i Momo (i ravioli tipici nepalesi). Non crediamo sia necessario spiegare la scena. Nella galleria trovate delle foto. Bello il suo Momo vero? Se ci avete creduto grazie della fiducia, ma per la foto ha preso in prestito un Momo preparato dalla cuoca. I suoi non si vedono in foto. Meglio così.
Non abbiamo foto neanche del momento in cui li abbiamo mangiati: meglio così pt. 2. Ci avevano detto che non erano piccanti. Che simpatici umoristici. Comunque buoni.

Questa settimana ci siamo anche improvvisati organizzatori di tornei sportivi. Dopo anni ad odiarli da bambini, finalmente stiamo dalla parte del potere. Abbiamo diviso i ragazzi in squadre e fissato i match di calcio e cricket, mentre Tej ci ha aiutato con quelli di giochi da tavolo e di ping pong. Ai ragazzi (ma anche alle ragazze) l’idea è piaciuta un sacco, e si è sviluppata una sana competizione che ha spinto tutti a dare il massimo. Abbiamo disegnato le linee  da calcio sul campetto in cortile ed è bastato quello a rendere tutti molto felici, e a farli sentire veri campioni. Nei prossimi giorni ci saranno le finali, che vinca il migliore!

Visto che nei tornei eravamo troppo passivi fisicamente, il karma ci ha punito facendoci decidere di intraprendere una camminata sulla montagna qui vicino. Ci hanno accompagnato Sushil e la nonnina di tutto Horac. Vale la pena approfondire questo personaggio. A vederla sembra la tipica donnina nepalese, tranquilla e pacifica. Quando ha deciso di venire con noi, ci siamo scambiati uno sguardo interrogativo: ce l’avrebbe fatta? Per di più, la sua tenuta non prometteva grandi cose: è uscita di casa con la gonna e le ciabatte. Spoiler: ha fatto il mazzo a tutti e due. Mentre arrancavamo sotto il sole di mezzogiorno, lei rideva delle nostre fatiche e, con la calma che la contraddistingue, saliva imperturbabile. Alleghiamo foto della nostra vergogna. Comunque, anche se non siamo arrivati in cima (ovviamente colpa dell’antibiotico di Andre… In realtà siamo allenatissimi……), la vista era spettacolare, e non ci siamo pentiti della decisione.

Capitolo Andre malatino: non vi preoccupate, ora si è ripreso completamente, ed è più carico di prima! Ma per non farci mancare niente, domenica scorsa abbiamo deciso di andare in ospedale per un controllo, visto che la febbre non passava. Dopo ore di attesa finalmente il medico l’ha visitato. Gli ha prescritto esami del sangue e radiografia al petto. I risultati sono arrivati il giorno dopo, perciò lunedì siamo tornati all’ospedale per farli vedere al medico. Con antibiotico e sciroppo si è risolto tutto, quindi non vi preoccupate (e grazie di cuore a tutte le persone che ci hanno scritto per sapere come stesse).

Per riprenderci da questa settimana colma di eventi, oggi ci siamo presi una mezza giornata libera per visitare Kathmandu (solo una parte perché in realtà la città è enorme). Siamo stati a Thamel, al Giardino dei sogni e a Durbar Square. Kathmandu è una città molto viva, e finiamo questa giornata con una miriade di colori negli occhi, nelle narici il profumo di spezie e di incenso, nelle orecchie le voci dei venditori, il suono delle macchine da cucire e dei clacson dei motorini. È una città stancante, bisogna sempre fare attenzione a tutto, non tanto per i furti quanto per il traffico, per i rifiuti in terra, ma anche per non perdersi nulla dello spettacolo di vita offerto dalla città.
Tutti hanno un sorriso da offrire, tutti ci guardano con curiosità, tutti si informano su di noi e sul nostro paese d’origine. Kathmandu ti rende protagonista e spettatore di se stessa, ti riempie di gioia per la gente e ti fa rabbrividire per i suoi edifici ancora distrutti dal terremoto, ti fa venire voglia di cantare e allo stesso tempo di stare in silenzio a meditare. A luglio avremo modo di esplorare più a fondo, ma questo assaggio, oltre ad averci fatto bene come stacco dalla frenetica vita a Horac, ci ha già rubato un pezzo di cuore, e ci ha fatto capire che, anche se il tempo sta volando moltissimo, non sarà facile staccarci da qui.

 

🇬🇧

When we started writing the summary of the week, we thought that maybe we didn’t have enough to say about the last days. We made a list of the things to say and, well, we’ll try to be short.

Not knowing where to start, let’s start from the beginning, that means from the most important thing: the news about the project.
Thinking about the project, we believe that the last week was the most stressing: for the first time, we asked children to really get involved, and we had no idea how they would react.
Spoiler: they reacted well. Their job exceeded expectations (already high), and it satisfied us to see our explanations yield. The pictures and the texts bonded well and created a work consistent with himself. Starting from pictures apparently normal, the children created deeper and more intense stories than we thought could be during the first weeks of project. We’d like to share with you readers every of this stories, but you’ll have to wait for the book for this (here you can find the link to help us printing it). We won’t say anything else, but that we both got moved and cried by reading the texts, and that these guys let us know (also) this way how special they are, and how lucky we are to deal with such beautiful souls. We are really happy of the project and we can’t wait for the next weeks to face the next topics planned and to see what it will come out.
We have more exciting news in the pipeline, but we wait for them to be sure before sharing them. It will be decided for one of these tomorrow in the morning, then fingers crossed for us 🙂

More news: on Saturday of the last week, while Andrea was in bed with fever (to know more, read below), Chiara improvised herself a chef, and she decided to learn how to cook Momo, the typical nepalese ravioli. We don’t think it’s necessary to explain the scene. In the gallery below you can find some pictures. She made a nice Momo, didn’t she? If you fell for it, thanks for trusting her. She used the chef’s Momo to take the pictures. There are no pictures of Chiara’s Momo… and maybe it’s better.
We don’t even have pictures of the moment when we ate them: maybe it’s better (again). They told us they were not spicy. Nice joke. By the way, they were tasty.

This week we also improvised ourselves sports tournaments organizers. After hating them for ages, finally we got the power. We divided the children into teams, and we set the matches of football and of cricket, while Tej helped us with board games and table tennis. The boys (and the girls too) got excited because of this, and healthy competition was developed, so that everybody gave the best of himself. We draw the lines for football on the small field outside Horac, and this was enough to make everybody very happy and to make them feel real champions. In the next days there will be the finals. May the best win!

Since we were too physically passive in the sports tournaments, karma punished us by making us decide to go for a walk on one of the mountains close to Horac. Sushil and the Grandma of Horac came with us. We think we should say more about this woman. When she decided to come by, we looked at each other with a questioning look. Could she do that? Moreover, her estate did not promise great things: she was wearing skirt and flip flops. Spoiler: she made the bouquet to the both of us. While we trudging in the midday sun, she laughed at out fatigues and, with her usual calm, she went up unperturbed. We attache some pictures of our shame. By the way, even if we didn’t reach the top (due to Andre’s medicines… usually we are very trained…..), the view was incredible and we didn’t regret the decision.

Andre’s sickness chapter: no worries, now he’s fine and he has more energy than he had before! But not to miss anything, on the last Sunday we decided to go to the hospital for a control, because the fever was not passing. After some hours, finally the doctor visited Andrea. He prescribed blood exams and a chest radiography. The results came the next day, so we went back to the hospital on Monday to show them to the doctor. With antibiotics and sirup everything got fine, so don’t worry (and thank you to all the people who texted us to know how was he feeling).

To recover from this week full of events, today we took half a day free to visit Kathmandu (just a part: the whole city is massive). We went to Thamel, to the Garden of Dreams and to Durbar Square. Kathmandu is a living city, and we end this day with a myriad of colors in the eyes, in the nostrils the perfumes of spices and of incense, in the ears the voices of the sellers, the sound of the sewing machines and of the horns of the scooters. Kathmandu is a tiring city, you must always pay attention to everything, not for the thefts, but for the traffic, for the waste on the ground, and also not to lose anything of the show offered by the city. Everybody has a smile to offer, everybody stare at us with curiosity, everybody asks us about us and about our country. Kathmandu makes you protagonist and spectator of herself, makes you feel full of joy for her people and make you crumble because of the buildings still destroyed by the earthquake, she makes you feel like singing and in the meanwhile to be silent to meditate.
We’ll have the possibility to explore more in July, but this taste, more than having been good to take a break from the busy life of Horac, stole us a piece of heart already, and made us understand that, even if the time is flying, it won’t be easy to go away from here.

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