Missione compiuta! / Mission accomplished!

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[Italiano]

Scrivo queste parole a caldo, mentre torno a Torino, dove ho iniziato la magistrale a ottobre. Stamattina, prima di partire, ho fatto tutti i conti relativi al progetto. È ufficiale, abbiamo raggiunto l’obiettivo! Non potete capire la mia gioia nel constatare che tutti gli sforzi sono stati ripagati, e che i bambini avranno quello che avevamo promesso loro.

In tutto sono stati raccolti € 2.060, quindi anche qualche decina in più rispetto all’obbiettivo di € 2.000, necessari per pagare i pranzi presso la mensa scolastica ai bambini di Horac. Tuttavia sono avanzati ancora alcuni libri, quindi se non avete ancora ordinato il vostro, che aspettate? 😉

Conti a parte, veniamo alle sensazioni, che sono state alla base di tutto questo progetto.

Un attimo fa cercavo le foto da inserire in questo post, e mi sono accorta di una coincidenza assurda: anche se abbiamo preso i biglietti per andare in Nepal alla fine di gennaio, Let Children Speak nasceva esattamente un anno fa, il 21 febbraio 2019, quando abbiamo caricato le prime storie alla ricerca delle macchine fotografiche da portare con noi. Cos’è successo in quest’anno? Se ci penso mi viene la pelle d’oca.

Siamo partiti da zero, con tante idee ma nessuna certezza. Abbiamo scritto a Tej, il responsabile di Horac, iniziato a pensare alla gestione concreta del tutto, creato il logo, parlato con tante, tante persone, scritto ai giornali, aperto il Crowdfunding per stampare, al nostro ritorno, i libri che ancora i bambini non avevano scritto.

E poi siamo partiti. Il primo impatto con una realtà tanto nuova e tanto diversa, l’accoglienza dei bambini, la paura e i dubbi su quello che stavamo facendo, l’agitazione prima delle lezioni. La prima lezione di fotografia, la prima di scrittura creativa, le domande e i ringraziamenti dei bambini. La loro creatività che esplode, i colori delle loro fotografie, le piccole confessioni nei testi, l’empatia. La rabbia quando qualcosa non andava, i problemi di salute, la nostalgia di casa, la stanchezza. Ma non solo. Anche il supporto dagli amici in Italia, le persone che ci danno fiducia tramite una donazione, l’intesa tra noi, farsi forza a vicenda, il desiderio che il giorno della lezione arrivi il prima possibile e i bambini che già andando a scuola la mattina ci chiedono «Today lesson?».

Le ultime due lezioni, quelle a tema libero, l’incredulità, l’orgoglio e la soddisfazione. Gli ultimi giorni, le lacrime, tante, tantissime lacrime, al momento dei saluti. Gli abbracci che non dimenticheremo mai, i disegni che ci hanno regalato i bambini, la promessa che torneremo, prima o poi.

L’aereo verso casa. Raccontare, raccontare tutto, raccontare a tutti, mostrare foto, condividere, sognarsi il Nepal e non pensare ad altro. Scegliere le foto e i testi da mettere nel libro, programmare la serata di presentazione, le notti insonni per fare tutto nei tempi previsti.

La sera della presentazione, gridare tutto al mondo, mettere da parte la paura di non farcela. L’entusiasmo negli occhi dei presenti, le tante domande, la calca al banchetto per comprare i libri.

Tutte le cose che sto dimenticando di scrivere ma che non dimenticherò mai.

E poi gli ultimi mesi, paradossalmente quelli un po’ più difficili. La fine della nostra relazione, conciliare l’organizzazione del progetto rimasto in mano a me con i mille impegni, l’intervista con Chiara di Ayni, la porta in faccia di chi ci aveva promesso una mano a far conoscere il libro e poi si è tirato indietro, e la fatica, la paura di non farcela davvero.

Ma di nuovo, il supporto di moltissime anime belle, l’aiuto a far conoscere al mondo Let Children Speak e i messaggi di perfetti sconosciuti che per motivi diversi erano venuti a conoscenza del progetto e volevano dare una mano. L’obiettivo sempre più vicino, spedire i libri in Italia, in Norvegia, in Francia, in Germania e ai bambini di Horac.

Uno dei libri non so dove sia, doveva arrivare insieme ad altri tre ad un’amica di Milano, e invece qualcuno ha aperto il pacco prima che le arrivasse e si è tenuto un libro. Il nervoso e la speranza: un seme di bene del nostro progetto da qualche parte totalmente scollegata dalla nostra “rete” di amici, conoscenti, familiari, colleghi…

E infine oggi, venerdì 21 febbraio 2020, il traguardo. Vorrei avere le parole per definire come mi sento, ma non le trovo. Mi esplode il cuore di gioia e non vedo l’ora di mandare a Tej e ai bambini di Horac tutto il ricavato. Sono felice, orgogliosa di noi e di me, grata per tutto, per l’esperienza e per il sostegno di tutti voi, commossa. Quello che posso dire per certo è questo: rifarei tutto.

Chiara

 

[English]

I’m writing these words while going back to Turin, where I started my Master in October. This morning, before leaving, I did all the accounts for the project. It’s official: we achieved the goal! You can’t understand my joy when I realized all of the efforts got paid off, and that the children will have what we promised them.

We got €2.060, that means we got a little more than the €2.000 we needed to pay for the lunches at the school canteen for Horac children. By the way, I still have some books, so if you didn’t order your one, what are you waiting for? 😉

But now, let’s come to the feelings, the real basis of this project. A moment ago I was searching for the pictures to insert in this post, and I noticed a crazy coincidence: even if we bought the ticket for Nepal at the end of January, Let Children Speak was born exactly one year ago, on the 21st of February 2019, when we charched the first Instagram Stories asking for cameras to bring with us. What happened during this year? If I think about it, I get the goosebumps.

We started from zero, with many ideas but no certainty. We wrote an email to Tej, the responsible of Horac, we started thinking about how to organize everything, we created the logo, we talked with many, many people, we sent letters to the newspapers. We opened the crowdfunding to print, once back, the books the children didn’t write yet.

And then we left. The first impact with a new and such a different reality, the welcome from the children, the fear and the doubts about what we were doing, the anxiety before the lessons. The first photography lesson, the first creative writing lesson, the questions and the thanks from the children. Their exploding creativity, the colors of their photography, the small confessions in their texts, the empathy. The anger when something didn’t work, the health problems, missing home, the tiredness. But also the support from our friends from Italy, people trusting us donating to our project, understanding and giving strength each other, the willing that the day of the lesson may come as soon as possible and the children that going to school in the morning ask us «Today lesson?».

The last two lessons, the ones with the free theme, the disbelief, the pride and the satisfaction. The last days, the tears, many, may tears, when we had to say goodbye. The hugs we’ll never ever forget, the drawings the children gifted us, the promise we’ll be back, soon or later.

The plane to Italy. Telling the stories, telling everything to everybody, showing pictures, sharing, dreaming about Nepal and not being able to think about anything else. Choosing the pictures and the texts for the book, planning the presentation evening, sleeping nights to do everything on schedule.

The evening of the presentation, screaming everything to the world, putting aside the fear of not making it. The enthusiastic eyes of the people who came, many questions, the crowd at the banquet to buy the book.

And all of the things I’m forgetting to write, but I will never forget.

Then the last months, paradoxically the hardest. The end of our relationship, reconciling the organization of the project with my commitments, the interview with Chiara from Ayni, the disappointment when somebody who told us he would help didn’t do that. The fatigue, the fear not to make it.

But, once more, the support from many beautiful souls, the help to let the world know Let Children Speak and the messages of unknown people who got to know the project and wanted to help. The goal closer and closer, sending books in Italy, in Norway, in France, in Germany and to the children of Horac.

One of the book was supposed to arrive with three more to a friend of mine in Milan, but actually somebody opened the package and took one. I got nervous and then happy: a seed of love of our  project in the hands of somebody out of our net of friends, known people, family, colleagues…

Finally today, Friday, the 21st of Febrary 2020, the goal. I wish I had the words to say how I feel, but I can’t find them. My heart is exploding for the joy and I can’t wait to send Tej and the children all the proceeds. I feel happy, proud of us and of myself, grateful for everything, for the experience and for the sustain of all of you, touched. One thing is certain: I would do it all again.

Chiara

 

 

 

Fine del primo capitolo / End of the first chapter

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🇮🇹

Abbiamo visto i bambini per gli ultimi saluti ieri mattina presto, e ancora non smettiamo di commuoverci appena esce il nome di uno di loro.

Sabato sera li abbiamo portati fuori a mangiare per salutarci in allegria. È stata una serata molto divertente, dove tutti si sono sentiti liberi di esprimere le proprie emozioni. Domenica mattina dovevamo finire di risolvere alcune cose burocratiche, perciò siamo passati di nuovo da Horac e abbiamo rincontrato i bambini.

Se sabato sera i saluti erano stati abbastanza leggeri, domenica non riuscivamo più a lasciare quella casa. Avevamo entrambi un nodo in gola e la commozione a mille, e i bambini stessi non volevano lasciarci andare. Ci hanno accompagnato fino al cancello tra parole d’affetto, abbracci e lacrimucce. Qualcuno ci ha lasciato un foglietto di ringraziamento, che porteremo a casa con noi.

Non sappiamo esprimere a parole tutte le sensazioni vissute: questi due mesi ci hanno cambiato la vita alle radici, i bambini ci hanno lasciato un grande bagaglio di insegnamenti e sarà difficile evitare di pensare a loro anche solo per un giorno. Crediamo che, così come gli insegnamenti che noi abbiamo dato loro, quelli che abbiamo ricevuto frutteranno nel tempo, e starci vicino sarà più utile a capire il tutto piuttosto che fiumi di parole.

Abbiamo definito con Tej gli obiettivi del progetto: a seconda di quanto raccolto in seguito alla vendita dei libri, vorremmo pagare i pranzi dei bambini a scuola, fare sistemare le docce (per ora ai piccolini tocca bacinella e spugna), comprare dei libri di lettura in inglese e dei giochi per il giardino. Tej ci ha garantito che quando gli manderemo i soldi ci manderà man mano i report con tutti i dati relativi al loro utilizzo, quindi fidatevi di noi, sono in buone mani 🙂

Ricordiamo che resta aperta la campagna Crowdfunding per permetterci di realizzare tutto questo: ogni aiuto è fondamentale.

Dal canto nostro, ci prendiamo due settimane di vacanza per viaggiare e approfondire questo paese meraviglioso. Al nostro ritorno prepareremo il pdf del libro da mandare in stampa e organizzeremo tutti gli step successivi. Stay tuned!

🇬🇧

We said goodbye to the children for the last time yesterday in the morning, and we still cry every time we say, by chance, the name of one of them.

Ok Saturday night we brought them out for dinner, so that we could say goodbye with happiness. It was a funny evening and everybody felt like expressing his feelings. On Sunday morning we had to finish some bureaucrac, so we went to Horac and we met the children once more.

If on Saturday the greetings were quite light, on Sunday we couldn’t leave that house anymore. We both had a lump in the throat and we got super emotional, and children themselves didn’t want to let us go. They accompanied us until the gate between lovely words, hugs and tears. Somebody gave us a thank you sheet, what we’ll bring with us.

We can’t express in words all the feelings we had: these two months changed our lives from the roots, children gave us a big baggage of teachings, and it will be hard avoiding thinking about them even for just one day.

We believe that, just like the teachings we gave them, the ones we got will give their fruits with time, and staying close to us will be more useful to understand everything than reading words and words.

We defined with Tej the objectives of the project: depending on how much we get selling the books, we’d like to pay for children’s school launches, to fix the shower (now the youngest have to use basin and sponge), to buy some reading books in English and some games to put in the garden. Tej guaranteed that when we’ll send the money he will send us the reports with the infos concerning their use. Then trust use, they’re safe 🙂

We remind you that the crowdfunding remains open, in order to help us realising all of this. Every help is very important.

For our part, we’re taking two weeks to travel and go deeper in this marvellous country. When we’ll be back, we’ll prepare the pdf of the book to be printed,and we,l organise all the next steps. Stay tuned!

Le prime lacrimucce / The first little tears

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🇮🇹

Con oggi inizia tristemente il conto alla rovescia: -7. Vorremmo non pensarci, ma è inevitabile, anche perché sono i bambini stessi a ricordarcelo e forse è meglio così, affinché si preparino meglio al distacco e, per quanto difficile, non risulti traumatico per nessuno.

Questa settimana sono finite le lezioni di fotografia e di scrittura creativa. Abbiamo lasciato carta bianca ai ragazzi con il tema libero, e il risultato è stato ottimo. A dire la verità, la fotografia è stata un po’ sottotono rispetto alle altre volte, ma i racconti che hanno tirato fuori a partire dagli scatti hanno superato le aspettative. Da foto di fiori sono nate storie di magia, da foto al paesaggio racconti di gesta eroiche di supereroi, da oggetti, toccanti storie familiari.

Per stimolare i bambini a dare il meglio di sé, lunedì avevamo introdotto delle piccole competizioni: le migliori tre foto avrebbero vinto un premio, e lo stesso giovedì con i racconti. Le foto più belle sono state quelle di Hemraj, Puspa e Porkas, le storie più belle sono state quelle di…tutti. Non siamo stati in grado di scegliere, perché davvero tutti hanno dato il meglio di sé e sono stati più di un’ora a leggere e rileggere il proprio testo perché fosse perfetto. Così venerdì abbiamo distribuito dolcini a tutti, e abbiamo fatto un po’ festa.

Giovedì, poi, è successo qualcosa di meraviglioso: già mentre spiegava, Chiara si è commossa, perché non ha potuto fare a meno di pensare a quanto immensa e forte sia stata questa esperienza. La sera, quando siamo scesi a dare la buonanotte ai bambini che facevano i compiti, si è innalzato un grande grazie da parte loro, e ad uno ad uno tutti l’hanno abbracciata forte. Lei piangeva e loro pure, ma più che per tristezza per la gioia di aver condiviso questo tempo di qualità insieme, e per la consapevolezza di ciò che, a vicenda, ci siamo insegnati. Andre ha ripreso il momento: trovate il video sulle nostre pagine social (WordPress non lo supporta). Altra cosa molto carina: nella sua ultima lezione, Chiara ha detto ai bambini che sperava di avergli trasmesso, oltre alla passione per la scrittura, anche il desiderio di esprimersi, di non temere il giudizio, di non avere paura di essere chi sono. Poco dopo un bambino ci ha raccontato di essere innamorato di una bambina che ha conosciuto a scuola, e i bambini in generale si sono avvicinati tantissimo a noi, condividendo le loro vite ogni giorno un po’ di più. Andre ha detto loro il nome del progetto (mi sa che ci eravamo dimenticati all’inizio), e forse anche questo ha contribuito a farli sentire i veri protagonisti di tutto questo.

Se domenica scorsa il cineforum era stato un flop a causa di alcuni problemi di riproduzione del film, questa settimana è riuscito alla grande. Venerdì, che per i bimbi era festa, abbiamo visto insieme la “Principessa Mononoke”, e finito il film abbiamo parlato a lungo ai bambini di crisi climatica, ecologia e riciclaggio. Pensiamo ce ne fosse davvero bisogno: purtroppo in questo senso c’è poca coscienza civica e poca educazione, e tutti hanno ancora l’abitudine di bruciare i rifiuti in giardino (plastica compresa) o di abbandonarli per la strada. Abbiamo avuto l’impressione che i bambini abbiano recepito bene ciò che volevamo trasmettergli, anche perché hanno risposto tutti alle nostre domande e ci sono sembrati interessati.

Nel nostro giorno libero, il sabato, siamo andati a Kirtipur, una cittadina qui vicino che avevamo visto solo di passaggio. Siamo stati sfortunati con il tempo: è vero che stanno arrivando i monsoni, ma fino ad oggi si sono sempre alternati sole e pioggia nel corso della giornata. Ieri no, ieri ha diluviato tutto il giorno. Mai una gioia neanche in Nepal 🙂 (ovviamente scherziamo, siamo felicissimi lo stesso).

Aggiornamenti Crowdfunding: GRAZIE! Questa settimana abbiamo superato la metà, ora siamo a 831/1500 euro. Siamo felicissimi e cominciamo a pensare a come sarà il libro. Non vediamo l’ora di sfogliarlo! Se anche tu vuoi aiutarci a realizzare questo sogno, sei ancora in tempo! Qui trovi il link che rimanda alla raccolta fondi per stampare il libro. Man mano che riceviamo donazioni, i soldi ci vengono caricati direttamente sul nostro conto, perciò non temete: è sicuro!

Per seguire l’ultima parte del nostro percorso a Horac, non dimenticare di seguirci sui social, che cerchiamo di aggiornare quotidianamente. Qui il link al profilo Facebook, e qui a quello Instagram. Se ne hai l’occasione, parla del progetto con qualche conoscente: l’unione fa la forza, e in questo caso tanti piccoli aiuti creano qualcosa di grande.

Sentiamo forte il desiderio di condividere tutto quanto: siate tutti pronti, al nostro ritorno, a lunghi racconti (e a tanta commozione). Ci mancate tutti anche se vi sentiamo tanto vicini, e quando saremo in Italia sentiremo la stessa nostalgia per i bambini di Horac. Mentre scriviamo queste righe piangiamo già. A presto!

Chiara e Andrea

🇬🇧

Today sadly starts the countdown: -7. We’d like not to think about it, but it is unbearable, even because children themselves remind us. Maybe it is better like this, so that they get ready for the detachment and, for how hard it will be, won’t be traumatic for anybody.

The last week we finished the lessons of photography and of creative writing. We left the children lot of freedom by giving theme free theme, and the result was great. Actually, the photography was a little undertone, comparing it to the other times, but the stories they wrote starting from the pictures exceeded the expectations. From flowers pictures they wrote fairy tales, from landscape photos stories of superhero deeds, from objects, touching familiar stories. To stimulate the children to do their best, on Monday we introduced some small competitions: the three best pictures would win a prizes, and the stories as well. The best photos were taken by Hemraj, Puspa and Porkas, the best pictures were the ones by… all. We couldn’t choose, because everybody did his best and stopped more than an hour to read and check his text, so that it could be perfect. On Friday we celebrated by giving candies and chocolate to everybody.

On Thursday something great happened: Chiara started crying while explaining already, because she couldn’t avoid thinking how big and strong this experience was. In the evening, when we went down to say goodnight to the children doing their homework, a big thank you has risen from them, and everybody hugged her very strong. She cried, and they did as well, but not really for sadness: they cried for the joy of having shared such a quality time together, and for the awareness of what we taught to each other. Andrea took a video of the moment: you can find it on our social page (it’s not working on WordPress). Something more: during the last lesson of Chiara, she told children she hoped to have given them more that the passion for writing: also the desire to express themselves, not to be scared of being judged, and to be who they are. A little later one of the children told us he fell in love with a young girl he met at school, and the children in general shared more and more their stories and their lives with us. Andre told them the name of the project (we may have forgotten at the beginning😅), and maybe this contributed as well to make them feel the protagonists of all of this.

If the last Sunday the cineforum was a flop due to some problems with the reproduction of the movie, the last week it was great. On Friday, that was holiday, we watched together “Princess Mononoke”, and, once finished the movie, we talked a lot to the children about climate crisis, ecology and recycling. We think that is was really necessary: unfortunately there is not enough civic education, and everybody still has the habit to burn the trash in the garden (plastic as well), and to abandon it in the street. We had the impression that the children got our message, even because they answered all our questions and they looked interested.

During our free day, the Saturday, we went to Kirtipur, a little town not far from here, that before we saw just passing by. We were unlucky with the weather: we know monsoons are coming, but until today almost everyday there was a little sun and a little rain during the same day. Yesterday no: it poured all day long. But we are happy anyway.

Crowdfunding update: THANKS! This week we reached and passed the half, now we have 831/1500 Euro. We are very happy and we start thinking about the book. We can’t wait to have it in our hands! If you want to help us to print it, you are still on time! Here you find the link to the crowdfunding. When we receive a donation, we get the money on our bank account, so no worries: it is safe!

To follow the last part of our experience at Horac, don’t forget to follow us on the social network, that we try to update everyday. Here you find our Facebook profile, here the Instagram one. If you have the occasion to do that, talk with somebody about our project: many little helps can make something very big.

We feel the need to share everything we are living: get ready, when we come back, to long stories (and cries). We miss you all and we feel you close, and when we’ll be back in Italy we’ll have the same feeling for Horac children. We are crying already while writing these lines. See you soon!

Chiara and Andrea

 

Ci vediamo tra un mesetto, eh? / See you in a month, right?

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ITALIAN VERSION

Alla vigilia dell’ultima lezione di fotografia, scrivere questo post (che per noi significa anche fare il punto della situazione) comincia ad essere una stretta al cuore. Quando le nostre mamme un paio di giorni fa ci hanno detto “Ci vediamo tra un mesetto, eh?” (ci prendiamo un paio di settimane a luglio per girare un pochino prima del ritorno), abbiamo sgranato gli occhi: sono successe infinite cose, ci sono stati giorni densissimi e giorni che sembravano non passare mai, ma la prospettiva del ritorno incombe di già, e il momento è arrivato senza che ci rendessimo conto. Eppure, questo fatto è un’ulteriore spinta a dare il massimo, goderci ogni momento a Horac, non lasciarci mai prendere dal pensiero del “c’è tempo”, ma fare tanto e farlo bene.

Questa settimana abbiamo fatto le ultime lezioni comprensive di spiegazioni vere e proprie: la prossima sarà a tema libero, così da chiudere in bellezza questa parte (perché c’è ancora tanto lavoro da fare) del progetto Let children speak, e, appunto, far parlare solo ed esclusivamente i bambini. Il tema delle ultime due lezioni sono stati “i luoghi”: abbiamo chiesto ai bambini di fotografare la parte della struttura per loro più significativa e di scrivere storie più o meno realistiche nelle quali alla domanda “dove?” rispondesse il luogo prescelto. Giovedì abbiamo anche trasmesso la lezione in diretta Instagram. Purtroppo non siamo riusciti a salvare il video per poterlo conservare e condividere (ci dispiace tantissimo!), ma tante persone l’hanno seguito e commentato. Spero quel momento vi resti nei cuori come è stato per noi.

Gli ultimi giorni sono stati dedicati soprattutto alla pulizia generale e alla riparazione di alcuni angoli un po’ scassati: è molto bello vedere i risultati nelle piccole e nelle grandi cose, e i bambini, vedendo i piccoli cambiamenti, sono rimasti sorpresi e felici.

Avrete letto sui social che avevamo in programma per ieri un cineforum a tema ambiente e crisi climatica: per motivi tecnici è stato spostato (dobbiamo decidere la data), ma non vediamo l’ora di condividere quello che sappiamo e di suggerire piccoli gesti che facciano bene al pianeta, ma soprattutto ai bambini stessi. Per esempio, sarà importante spiegare l’importanza di non bruciare la plastica in cortile, perché estremamente dannosa soprattutto per la salute dei più piccini.

Una cosa di cui non abbiamo mai parlato è il clima qui: fa molto caldo (anche se di notte le temperature si abbassano e fa freschino), e spesso ci sorprendono piogge improvvise. Qualche volta passano nel giro di alcuni minuti, altre volte durano anche diverse ore. Nelle prossime settimane, poi, dovrebbe iniziare la stagione dei monsoni: ci siamo informati un po’, ma non sappiamo bene cosa aspettarci!

Per la rubrica travel blog, questa settimana abbiamo usato il giorno libero (in realtà il pomeriggio, la mattina abbiamo pianificato il cineforum) per visitare la stupa di Boudha, la più grande d’Asia. Me-ra-vi-glia. La guida e tutti i siti ne parlavano molto bene, ma ha superato ogni aspettativa! Più che per la Stupa in sé, per le persone (i pellegrini buddhisti ci girano intorno in senso orario mentre pregano), e per i posticini incantati che si trovano percorrendo le stradine intorno: ci sono tanti monasteri, e solo a sfiorarli la sensazione è quella di pace dei sensi e di armonia. Paragonati al caos del Nepal e alla folla di cui è colma la Stupa, questi posti sembrano fuori dal mondo. Una boccata d’aria in un turbinio di gente.

Ricordiamo di nuovo la raccolta fondi ancora in corso: a questo indirizzo la pagina per donare un contributo. C’è una novità! Abbiamo deciso di spedire o consegnare a chi ci aiuta almeno uno dei manoscritti originali scritti dai bambini. Noi ci siamo molto affezionati, ma ci riempie di gioia sapere che capitino in mano a qualcuno che ha creduto nel progetto! Facendo qualche calcolo ci siamo accorti che la somma che abbiamo è già abbastanza per stampare un po’ di libretti (grazie a tutti!), ma da ora in poi ogni aiuto contribuirà a renderli più belli e più ricchi (adesso come adesso resterebbero un po’ grezzi), a stamparne più copie (vorremmo che il tutto raggiungesse più persone possibili) e a far sì che non dobbiamo farci carico noi stessi delle spese di spedizione. Se dopo tutto ciò avanzassero dei soldi, li daremmo direttamente a Horac.

Ps: questa settimana è stato il compleanno di Shyam, ha compiuto 15 anni! Abbiamo festeggiato tutti insieme e ballato tanto. Tanti auguri!

Pps: e Simone? Abbiamo concluso che deve essersi riprodotto, perché adesso è pieno di Simoni! Andre è convinto di saper riconoscere anche la Simona, perché ha il fondoschiena più grande degli altri. Alberto Angela, scansati.

ENGLISH VERSION

On the eve of the last lesson of photography, writing this post (that also means taking stock of the situation) begins to be a heartache. When a pair of days ago our mums told us “See you in a month, right?” (in July we’ll take a pair of weeks to travel a little before coming back), we widened our eyes: many things happened, sone days were super intense and some looked infinite, but the return perspective impends. and this moment came without we noticed it. But yet, this thing pushes us to give our best, to enjoy every moment in Horac, not thinking “there is time”, but doing a lot and doing it well.

This week we made the last lessons with proper explanations: the next one will have free theme, so that we close well this part of the project Let children speak (because there is still a lot to do afterwards), and indeed let only and exclusively the children speak. The theme of the past two lessons were “the places”: we asked children to take pictures of the part of the structure that are more important for them and to write stories more or less realistic in which to the question “where?” would answer the chosen place. On Thursday we also made a live of the lesson on Instagram. Sadly we couldn’t save the video, to keep it and share it (we are very sorry!) , but many people followed and commented it, and we hope that moment will stay in your hearts as it was for us.

The last days were also dedicated to the general cleaning of the house and to the fixing of some broken parts: is very beautiful to see the results in the small and in the big things, and the children, by seeing the small changes, got surprised and happy.

You probably read on the social network that we planned for yesterday a cineforum about environment and climatic crisis: for technical reasons it was postponed (we need to decide the date), but we can’t wait for sharing what we know and giving small tips that are good for the planet, but overall to the children themselves. For example, it will be important to explain the importance not to burn the plastic in the yard, because it damages the health of the children.

One thing we never talked about is the climate: it is very hot (even if by night the temperature gets lower and it’s quite fresh), and we are often surprised by sudden rains. Sometime they go away in few minutes, sometime they keep going even some hours. In the next weeks the monsoon season should begin: we informed ourselves a little, but we don’t know what to expect from it!

For the travel blog section: this week we used our day off (actually just the afternoon, we dedicate the morning to plan the cineforum) to visit the Boudha stupa, the biggest of Asia. Won-der-ful. The guidebook and the sites say it is very beautiful, but it has exceeded every expectation! More than for the stupa itself for the people (the buddhist pilgrims walk around clockwise while praying) and for the enchanted little places that can be found along the narrow streets: there are many monasteries, and just passing by the feeling is peace of senses and harmony. Compared to Nepal chaos and to the crowd that surrounds the stupa, these places look out of the world. A breath of air in a flurry of people.

We remind you once again the Crowdfunding still running:  you find here the page where you can make a donation. There is something new! We decided to give or to send to who will help us at least one of the original manuscripts written by children. We are attached to them, but it makes us very happy to know that they will go to people who believed in the project. By doing some calculations we noticed that the money we have are already enough to print some books (thanks to everybody!), but from now on every help will contribute to make them nicer and richer (now as now they would remain a little rough), to print more copies (we wish that all of this reached the most people possible) and to make that we don’t have to pay ourselves the shipping fees. If after all of this we’ll still have some money from the crowdfunding, we’ll give them directly to Horac.

Ps: this week it was Shyam’s birthday, he turned 15! We celebrated all together and danced a lot. Happy birthday!

Pps: did you wonder about Simon? We concluded that he must have reproduced, because now it is full of Simons! Andre says he can also recognize Lady Simon, because she has the bottom bigger than the others. Alberto Angela, go away.

 

 

 

Un tuffo dentro sé / A dip inside the self

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ITALIAN VERSION

Diteci la verità: ieri la nostra newsssssletter vi è mancata tantissimo 😉 ma oggi, da bravi, eccoci qui ad aggiornarvi su tutte le novità!

Questa settimana è stata un po’ strana. Ci è parsa un po’ più lunga del solito perché abbiamo accusato un po’ di stanchezza accumulata, ma il tempo sembra comunque volare sempre di più. Ci restano solo tre settimane a Horac! Ci siamo ripromessi di mordere ogni momento che ci è donato qui, e di cercare di creare, in noi e nei bambini, ricordi indelebili da mettere nel bagaglio delle nostre vite.

Le lezioni proseguono bene. Questa settimana abbiamo fatto un cambio di programma e abbiamo deciso di sostituire quelle che avevamo preparato sulla natura con due lezioni sull’autoritratto e sul diario/autobiografia, che ci sembravano più introspettive e più in linea con il percorso intrapreso. Non abbiamo ancora capito se abbiamo fatto bene o male: i bambini hanno capito le consegne, ma forse chiedergli direttamente di parlare di sé è stato un po’ un mezzo azzardo. È stato comunque interessante notare la loro paura davanti a questa sfida, a cui hanno reagito affrontando aspetti un po’ più superficiali della loro vita, come le loro passioni sportive o la descrizione di gite scolastiche. La settimana prossima, probabilmente, faremo un passetto indietro e chiederemo loro di raccontarci, visivamente e con le parole, dei luoghi che gli stanno a cuore. Sarà l’ultima tematica proposta, vedremo come la sapranno sviluppare.

Questa settimana i bambini ci hanno anche insegnato a giocare a Bagh-Chal (Tigre contro capra), un gioco da tavolo tipico del Nepal per cui bisogna restare moolto concentrati. Vi sfidiamo tutti appena torniamo 🙂 Chiara ha anche imparato a giocare a scacchi: erano anni che se lo riprometteva, ma si vede che ci voleva il Nepal perché si mettesse di buona lena!

Venerdì siamo andati in cima ad una collina con Sushil e Jade per vedere un monastero, dove purtroppo non siamo potuti entrare perché i monaci stavano tenendo delle lezioni. Da lassù però la vista era bellissima, e, data la bellissima giornata, abbiamo allungato il giro di ritorno passando da Kirtipur e dalla campagna. È finita che abbiamo fatto più di 20 km, ma ne è davvero valsa la pena.

La ragione per cui non abbiamo aggiornato il blog ieri è che ci siamo presi una giornata per fare i turisti, così abbiamo visitato Patan. Le prime settimane eravamo strapieni di energia e non sentivamo mai il bisogno di un giorno intero di pausa (nonostante ce lo avessero consigliato i responsabili stessi); adesso, anche se ci dispiace sempre non vedere i bambini così a lungo, preferiamo tirare un pochino il fiato, così da poter elaborare anche nuove idee da proporre loro e tornare, la domenica, più carichi di prima. Patan è molto bella e meno caotica di Kathmandu (oltre che molto più pulita), ed è piaciuta molto ad entrambi. Ad ogni angolo c’è qualcosa di nuovo da scoprire, e le persone sono tutte molto disponibili. Ovunque andiamo lasciamo un pezzo di cuore, e va benissimo così.

Ps: solito reminder 🙂 qui il link per darci una mano a stampare i libri scritti dai bambini. L’idea emoziona molto anche loro, e vorremmo veramente restituire al loro impegno un buon risultato.

ENGLISH VERSION

Say the truth: you missed our newsssssletter yesterday 😉 but here we are to update you! (we are goooood children).

The last week was a little weird. It looked a little longer because we felt the tiredness, but in the meanwhile time flies more and more. We have only three more weeks at Horac! We promised ourselves to enjoy every moment even more, and to try to create, for us and for the children, unforgettable moments to keep with for the life.

Lessons are going on in a good way. This week we changed our plan and we decided to delete two lessons we had prepared about nature, and to give, instead, two lessons about self-portrait and auto-biography/diary. We thought they were more introspective and coherent with our work. We still don’t know if it was a good or a bad decision: children got what we said, but maybe asking them directly to talk about their life was a little bit too much. Anyway, it was interesting to see how they got a little scared facing this challenge, and they reacted talking about more superficial aspects of their life, like the sport they love or some school trips. The next week, probably, we’ll do one step back and we’ll asked them to talk to us, with pictures and with stories, about some places that are important for them. It will be the last theme we’ll propose, let’s see how they’ll develop it.

This week children taught us how to play Bagh-Chal (Tiger vs Goat), a board game typical of Nepal for which is important to stay very very focused. We challenge you all as soon as we come back! 🙂 Chiara also learned how to play chess: she wanted to do that since years, but probably she needed Nepal air to focus on that!

On Friday we went on the top of a hill with Jade and Sushil to see a monastery, but we couldn’t go inside because some monks were doing lessons. From there the view was fantastic, and, since it was a very sunny day, we decided to walk a little more coming back and to pass through the center of Kirtipur and in the countryside. In the end, we made more than 20 km, but they were worth.

The reason why we didn’t update the blog yesterday, is that we took a day off to be a little tourist and to visit Patan. The first weeks we had lots of energy and we never felt the need to take a day off (even if the responsible suggested it); now, even if we are sorry not to see the children for a day, we prefer take a little breath, so that we can also think about new things to propose and to be back more charged on Sunday. Patan is very beautiful and less messy than Kathmandu (and also much cleaner), and we both loved it. At every corner there is something new to discover, and people are all very aviable. Everywhere we go we leave a piece of heart, and it’s fine like this.

Ps: as usual 🙂 this is the link to help us printing the books written by children. They are excited thinking about it, and we’d like to give them a good result.

Riflessioni a metà cammino / Reflections in the middle of the journey

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🇮🇹

Cari amici lettori, vorremmo iniziare il resoconto di questa settimana facendo una cosa che ancora non abbiamo fatto, ma che ci sta molto a cuore: teniamo tantissimo a ringraziarvi tutti, uno ad uno, per l’enorme supporto che ci state dimostrando. In queste settimane molte persone ci hanno scritto per informarsi sulla nostra avventura, e questa cosa ci riempie di gioia. Ci sentiamo molto amati e supportati e questo affetto ci dà la carica anche nei momenti di stanchezza e di difficoltà. Grazie: a volte la parola giusta al momento giusto è la migliore cura per i pensieri negativi.

Questa settimana il tema trattato durante le lezioni sono stati gli oggetti. Lunedì Andrea ha chiesto ai bambini di scattare alcune foto a degli oggetti importanti per loro, che fossero legati ad un ricordo, che fossero il simbolo di un’emozione o che semplicemente gli piacessero e gli strappassero un sorriso. Lunedì sera abbiamo sfogliato le fotografie scattate, e siamo rimasti veramente colpiti dall’impatto visivo di alcune di queste. E’ incredibile come tramite un’immagine i bambini siano riusciti a parlarci di loro, a raccontarsi… ad aprirsi. Dopo cena abbiamo fatto scegliere a ciascuno di loro quale fosse la più significativa tra quelle scattate, così che ognuno avesse la propria immagine su cui lavorare giovedì. La scelta, purtroppo, ha fatto sì che alcune immagini molto belle venissero scartate, ma, con il loro consenso, troveremo il modo di mostrarvele ugualmente. Giovedì Chiara ha chiesto ai bambini di scrivere un testo che raccontasse l’oggetto. Ha introdotto la tematica dell’empatia, che i più grandi hanno ben recepito e che hanno tentato di provocare nel lettore scrivendo i loro testi. La giornata di giovedì ha una parola chiave, ed è la fiducia. Nel consegnarci i testi, i bambini hanno voluto condividere con noi parti della loro vita, stralci della loro storia, emozioni anche molto forti che hanno provato o che continuano a provare. Probabilmente è più quello che hanno insegnato loro a noi, di ciò che abbiamo insegnato noi a loro. Siamo molto grati per tutto questo.

Questa settimana ha segnato anche quella che per noi all’inizio è stata una piccola sconfitta, ma che a distanza di alcuni giorni ci riporta alla nostra umanità, ricordandoci che le nostre debolezze non sono solo un limite, ma anche un punto di forza.
Se ricordate, la scorsa settimana avevamo scritto che c’erano delle novità in cantiere, e che ve ne avremmo parlato in questi giorni. Abbiamo deciso di condividere con voi come si sono sviluppate (o perlomeno una di queste: nell’altra speriamo ancora 🙂 ). La scorsa settimana Tej, il responsabile di Horac, aveva detto ad Andrea di aver parlato di noi con il preside della scuola dove vanno i ragazzi, e che questi gli aveva chiesto di estendere il progetto (ovviamente solo la parte dell’insegnamento, non quella della stampa del libro e dei fondi) agli altri ragazzi della scuola. Tra una cosa e l’altra il colloquio tra noi e il preside è stato rimandato fino a giovedì mattina, quando siamo rimasti un po’ sorpresi nel sentirci chiedere di insegnare lingua inglese a tutti i ragazzi, possibilmente ogni mattina prima dell’inizio ufficiale delle lezioni (nel tempo che normalmente impieghiamo ad aiutare i bambini di Horac a prepararsi per la scuola), e alle 16, una volta terminato l’orario scolastico. Ci siamo riservati di pensarci fino a venerdì mattina, e alla fine abbiamo rifiutato: se i ragazzi hanno scritto le storie che hanno scritto giovedì, non crediamo sia solo merito della lezione in sé, ma di un legame molto forte costruito giorno dopo giorno mediante piccoli e grandi gesti. Per noi è importantissimo, e aggiungere carne al fuoco avrebbe voluto dire sacrificare del tempo e delle energie volte all’approfondimento di quel legame, e non è ciò che vogliamo. Siamo sicuri che al nostro posto avreste fatto lo stesso, e che queste righe vi facciano entrare ancora un po’ di più nella nostra quotidianità di Horac.

Al di là dei testi, i ragazzi in questi giorni hanno scelto di condividere con noi le loro storie anche mediante il dialogo. Entrambi abbiamo avuto modo di vivere dei momenti di intimità con loro, durante i quali hanno condiviso con noi le storie che li hanno portati dove sono ora, le storie dei loro villaggi, delle loro fatiche, e, in qualche caso, anche dei loro genitori. Per rispetto dei bambini preferiamo non scriverle qui, ma fidatevi di noi: questi ragazzi portano dentro sé una luce e un desiderio di riprendersi ciò che gli è stato negato, che dà loro una forza che noi “viziati” ci possiamo solo sognare. Auguriamo a tutti di vivere almeno una volta degli incontri di questa portata: è un scossa forte nelle nostre vite, ma a distanza di un mese dal primo grande scossone, man mano che le cose si assestano ci rendiamo conto che ciò che è crollato non era così necessario, e che le cose importanti sono anche le più solide, e saranno le basi per ricostruire. E’ l’insegnamento più grande che stiamo ricevendo, ed è uno dei più grandi della nostra vita.

Altra novità di questa settimana è stato l’arrivo inaspettato di una nuova volontaria. Tej ce l’ha comunicato martedì sera, e Jade è arrivata mercoledì. Anche questo all’inizio ha scombussolato un pochino l’equilibrio che abbiamo costruito con tanto impegno, ma sembra che un nuovo equilibrio si stia già creando, e sicuramente un aiuto in più non potrà che farci bene nelle prossime settimane.

Per quanto riguarda noi e la nostra salute, non ci possiamo lamentare, anche se Chiara (nota di Andre: chi era il delicatino?) ha preso un bel raffreddore ed è senza voce da un paio di giorni. Oggi abbiamo il giorno libero e lo useremo per riposare, così da riprendere domani tutte le attività ed essere più carichi di prima.

Di solito concludiamo i nostri post ricordandovi la raccolta fondi per stampare e pubblicare i libri con le fotografie e i testi scritti dai bambini. E infatti lo facciamo anche questa settimana: QUI il link che rimanda alla pagina dedicata. Per chi avesse delle perplessità circa l’utilizzo del sito Gofundme: non vi preoccupate, è sicuro! 🙂 abbiamo già inserito i nostri dati e una parte dei soldi ci è già stata trasferita. Inoltre in tanti ci hanno garantito il funzionamento di questo metodo. Oltre a stressarvi con questo promemoria, vogliamo spendere due parole anche per ringraziare chi ci sta aiutando donando fondi per il progetto: quello che per iscritto non è che un “grazie”, per noi è un sentimento di gratitudine forte. Troveremo il modo di ringraziarvi a uno a uno appena tornati.

Alla prossima settimana, Chiara e Andre

Ps: quanto vi è piaciuto il nuovo modo di mettere le immagini? Ci abbiamo messo un po’, ma a noi piace un sacco! 🙂
Pps: in galleria trovate le foto dei nuovi “Chiara e Andy”, non sono bellissimi?

🇬🇧

Dear readers, we’d like to start the report of this week by doing something we didn’t do yet, but that is important to us: we really want to say thank you all, for the massive support you’re showing us. During these weeks, many people texted us to know more about our adventure, and this fact makes us very happy. We feel loved and supported, and this affect give us charge even in moments of tiredness and difficulty. Thank you: sometimes the right word in the right moment is the best cure for the negative thoughts.

This week the topic of the lessons were the objects. On Monday Andrea asked the children to take some pictures of objects that are important for them, related to a memory, symbol of a feeling or just beautiful for them. On Monday evening we browsed the pictures, and we got very impressed by the visual impact of some of them. It’s incredible how, by an image, children made it to talk to us about themselves, to tell their stories, to opened with us. After the dinner, we asked them to choose the pictures they liked more between the ones they took, so that everybody had a pictures to work on Tuesday. The choice has resulted that some beautiful images got discarded, but, with their consent, we’ll find a way to show them to you in any case. On Thursday Chiara asked the children to write a text that told the object. She introduced the word “Empathy”, that the older children really understood and that they tried to cause into the reader by writing their text. The day of Thursday has a key-word: it is the confidence. By delivering us their works, the children shared with us some parts of their lives and strong emotions they felt or they are still feeling. We think they taught us more than we taught to them. We are very grateful for all of this.

This week also marked something that at the beginning was a little defeat for us, but that, after some days, bring us back to our humanity, reminding us that our weaknesses are not just a limit, but also a strong point. If you remember, the last week we wrote we had some news we would share with you in the next days. We decided to tell you how the things went (or at least one of these: we still hope in the other one). The last week Tej, the responsable of Horac, told Andrea that he talked about us with the principle of the school where the children study, and that the principle asked him to extend the project to all the children of the school (just the teaching part, not the book project or the crowdfunding). Between one thing and another, our meeting was postponed until Thursday morning, when we got a little surprised since they asked us to teach English language to all of the children, possibly every morning before the official beginning of school timetable (during the hours we usually use to help Horac children to get ready for school), and at 4 pm, once finished the school timetable. We thought about it until Friday morning, and in the end we said no: if Horac children wrote those stories on Thursday, we don’t think it is just thank to the lesson, but we believe they burn from a strong bond we built day by day by small and bigs acts. It is very important for us, and deciding to do more would mean to sacrifice time and energy to the deepening of that bond, and this was not what we wanted. We are quite sure you would have done the same, and that these lines will make you understand more our everyday life at Horac.

Beyond the texts, during these days children chose to share with us their stories, even by talking with us. Both of us could live some moments of intimacy, in which they told us the stories that brought them where they are now, stories of their villages, of their fatigues, and, in some cases, the stories of their parents. For respect for children, we prefer not to write them here, but trust us: these guys carry within themselves a light and a desire of getting back what was denied to them, that gives them a strenght that we “vitiated”, could just dream of.
We wish everybody could live at least once some meetings like this: it is a strong shock in our lives, but, after one month from the first strong jolt, as things settle down step by step, we understand that what is collapsed was not that necessary, and that the important thins are even the most solid and they will be the basements to build again. It is the biggest teaching we are receiving, and it is one of the biggest of our lives.

Another news of this week was the arrive of another volunteer. Tej communicated us on Tuesday night, and on Wednesday Jade arrived. At the beginning, this event messed up a little the balance we constructed with such a big effort, but it looks like a new balance is burning again, and we are sure her help will be good for us in the next weeks.

Regarding us and our health, we can’t complain, even if Chiara took a big cold and she can’t speak since a pair of days (Andrea’s note: who was the “delicate as always”?). Today we have our day off, so we’ll use it to rest, so that we’ll restart all the activities tomorrow, even stronger than before.

Usually we conclude our posts reminding you the Crowdfunding in order to print and publish the book with the pictures and the stories written by children. And in fact we do it this week as well: HERE you find the link to the dedicated page. If somebody has doubts about the site “Gofundme”, no worries, it’s safe! 🙂 We already inserted our data, and we already received part of the money. Moreover, many people guaranteed that it works. Apart from stressing you with this memo, we want to say something about people who are helping us with the Crowdfunding: what is just a “thank you” when written, for us it is a strong feeling of gratitude. We’ll find a way to thank you one by one when we come back.

To the next week, Chiara and Andrea

Ps: do you like our new gallery? It took us a while, but we love it! 🙂
Pps: in the gallery you’ll see some of the children transformed into the new “Chiara and Andy” this week, aren’t they beautiful?

 

 

 

Di quella volta in cui i bambini ci hanno commosso / When the children moved us

🇮🇹

Iniziando a scrivere il resoconto della settimana, ci sembrava di avere poco da dire sugli ultimi giorni. Poi abbiamo elencato gli eventi da raccontare. Ci impegneremo a non scrivere un papiro, promesso.

Non sapendo da dove cominciare, cominciamo dall’inizio, ovvero dalla cosa più importante: gli sviluppi del progetto.
Crediamo che questa settimana sia stata la più stressante sotto questo punto di vista: per la prima volta abbiamo chiesto ai bambini di mettersi seriamente in gioco, e non avevamo la più pallida idea di come avrebbero reagito.
Spoiler: hanno reagito bene. I loro lavori hanno superato di gran lunga le nostre aspettative (di per sé già piuttosto alte) ed è stato molto soddisfacente vedere fruttare di già le nostre spiegazioni. Le fotografie e i testi si sono legati bene a formare un lavoro coerente con se stesso. Da foto all’apparenza normali sono venute fuori storie più profonde e più intense di quanto credessimo potesse accadere nel corso della prima settimana di progetto vero e proprio.
Vorremmo condividere con voi lettori ciascuna di queste storie, ma per questo vi toccherà aspettare il libro 🙂 (per aiutarci a pubblicarlo portando a termine il progetto, trovi qui la raccolta fondi). Non aggiungiamo altro, se non che leggendo i racconti ci siamo commossi entrambi, e che questi ragazzi ci hanno fatto capire (anche) così quanto siano speciali e quanto siamo fortunati ad avere a che fare con delle anime così belle. Siamo veramente felici del progetto, e non vediamo l’ora delle prossime settimane per affrontare le altre tematiche in programma e vedere cosa ne verrà fuori.
In cantiere ci sono anche delle altre novità, ma aspettiamo a svelarvele finché non saranno certe. Per una di queste si deciderà domattina, quindi incrociate le dita per noi 🙂

Altri aggiornamenti: sabato della scorsa settimana, mentre Andre era a letto per la febbre (per saperne di più: vedi sotto), Chiara si è improvvisata cuoca e ha deciso di imparare a cucinare i Momo (i ravioli tipici nepalesi). Non crediamo sia necessario spiegare la scena. Nella galleria trovate delle foto. Bello il suo Momo vero? Se ci avete creduto grazie della fiducia, ma per la foto ha preso in prestito un Momo preparato dalla cuoca. I suoi non si vedono in foto. Meglio così.
Non abbiamo foto neanche del momento in cui li abbiamo mangiati: meglio così pt. 2. Ci avevano detto che non erano piccanti. Che simpatici umoristici. Comunque buoni.

Questa settimana ci siamo anche improvvisati organizzatori di tornei sportivi. Dopo anni ad odiarli da bambini, finalmente stiamo dalla parte del potere. Abbiamo diviso i ragazzi in squadre e fissato i match di calcio e cricket, mentre Tej ci ha aiutato con quelli di giochi da tavolo e di ping pong. Ai ragazzi (ma anche alle ragazze) l’idea è piaciuta un sacco, e si è sviluppata una sana competizione che ha spinto tutti a dare il massimo. Abbiamo disegnato le linee  da calcio sul campetto in cortile ed è bastato quello a rendere tutti molto felici, e a farli sentire veri campioni. Nei prossimi giorni ci saranno le finali, che vinca il migliore!

Visto che nei tornei eravamo troppo passivi fisicamente, il karma ci ha punito facendoci decidere di intraprendere una camminata sulla montagna qui vicino. Ci hanno accompagnato Sushil e la nonnina di tutto Horac. Vale la pena approfondire questo personaggio. A vederla sembra la tipica donnina nepalese, tranquilla e pacifica. Quando ha deciso di venire con noi, ci siamo scambiati uno sguardo interrogativo: ce l’avrebbe fatta? Per di più, la sua tenuta non prometteva grandi cose: è uscita di casa con la gonna e le ciabatte. Spoiler: ha fatto il mazzo a tutti e due. Mentre arrancavamo sotto il sole di mezzogiorno, lei rideva delle nostre fatiche e, con la calma che la contraddistingue, saliva imperturbabile. Alleghiamo foto della nostra vergogna. Comunque, anche se non siamo arrivati in cima (ovviamente colpa dell’antibiotico di Andre… In realtà siamo allenatissimi……), la vista era spettacolare, e non ci siamo pentiti della decisione.

Capitolo Andre malatino: non vi preoccupate, ora si è ripreso completamente, ed è più carico di prima! Ma per non farci mancare niente, domenica scorsa abbiamo deciso di andare in ospedale per un controllo, visto che la febbre non passava. Dopo ore di attesa finalmente il medico l’ha visitato. Gli ha prescritto esami del sangue e radiografia al petto. I risultati sono arrivati il giorno dopo, perciò lunedì siamo tornati all’ospedale per farli vedere al medico. Con antibiotico e sciroppo si è risolto tutto, quindi non vi preoccupate (e grazie di cuore a tutte le persone che ci hanno scritto per sapere come stesse).

Per riprenderci da questa settimana colma di eventi, oggi ci siamo presi una mezza giornata libera per visitare Kathmandu (solo una parte perché in realtà la città è enorme). Siamo stati a Thamel, al Giardino dei sogni e a Durbar Square. Kathmandu è una città molto viva, e finiamo questa giornata con una miriade di colori negli occhi, nelle narici il profumo di spezie e di incenso, nelle orecchie le voci dei venditori, il suono delle macchine da cucire e dei clacson dei motorini. È una città stancante, bisogna sempre fare attenzione a tutto, non tanto per i furti quanto per il traffico, per i rifiuti in terra, ma anche per non perdersi nulla dello spettacolo di vita offerto dalla città.
Tutti hanno un sorriso da offrire, tutti ci guardano con curiosità, tutti si informano su di noi e sul nostro paese d’origine. Kathmandu ti rende protagonista e spettatore di se stessa, ti riempie di gioia per la gente e ti fa rabbrividire per i suoi edifici ancora distrutti dal terremoto, ti fa venire voglia di cantare e allo stesso tempo di stare in silenzio a meditare. A luglio avremo modo di esplorare più a fondo, ma questo assaggio, oltre ad averci fatto bene come stacco dalla frenetica vita a Horac, ci ha già rubato un pezzo di cuore, e ci ha fatto capire che, anche se il tempo sta volando moltissimo, non sarà facile staccarci da qui.

 

🇬🇧

When we started writing the summary of the week, we thought that maybe we didn’t have enough to say about the last days. We made a list of the things to say and, well, we’ll try to be short.

Not knowing where to start, let’s start from the beginning, that means from the most important thing: the news about the project.
Thinking about the project, we believe that the last week was the most stressing: for the first time, we asked children to really get involved, and we had no idea how they would react.
Spoiler: they reacted well. Their job exceeded expectations (already high), and it satisfied us to see our explanations yield. The pictures and the texts bonded well and created a work consistent with himself. Starting from pictures apparently normal, the children created deeper and more intense stories than we thought could be during the first weeks of project. We’d like to share with you readers every of this stories, but you’ll have to wait for the book for this (here you can find the link to help us printing it). We won’t say anything else, but that we both got moved and cried by reading the texts, and that these guys let us know (also) this way how special they are, and how lucky we are to deal with such beautiful souls. We are really happy of the project and we can’t wait for the next weeks to face the next topics planned and to see what it will come out.
We have more exciting news in the pipeline, but we wait for them to be sure before sharing them. It will be decided for one of these tomorrow in the morning, then fingers crossed for us 🙂

More news: on Saturday of the last week, while Andrea was in bed with fever (to know more, read below), Chiara improvised herself a chef, and she decided to learn how to cook Momo, the typical nepalese ravioli. We don’t think it’s necessary to explain the scene. In the gallery below you can find some pictures. She made a nice Momo, didn’t she? If you fell for it, thanks for trusting her. She used the chef’s Momo to take the pictures. There are no pictures of Chiara’s Momo… and maybe it’s better.
We don’t even have pictures of the moment when we ate them: maybe it’s better (again). They told us they were not spicy. Nice joke. By the way, they were tasty.

This week we also improvised ourselves sports tournaments organizers. After hating them for ages, finally we got the power. We divided the children into teams, and we set the matches of football and of cricket, while Tej helped us with board games and table tennis. The boys (and the girls too) got excited because of this, and healthy competition was developed, so that everybody gave the best of himself. We draw the lines for football on the small field outside Horac, and this was enough to make everybody very happy and to make them feel real champions. In the next days there will be the finals. May the best win!

Since we were too physically passive in the sports tournaments, karma punished us by making us decide to go for a walk on one of the mountains close to Horac. Sushil and the Grandma of Horac came with us. We think we should say more about this woman. When she decided to come by, we looked at each other with a questioning look. Could she do that? Moreover, her estate did not promise great things: she was wearing skirt and flip flops. Spoiler: she made the bouquet to the both of us. While we trudging in the midday sun, she laughed at out fatigues and, with her usual calm, she went up unperturbed. We attache some pictures of our shame. By the way, even if we didn’t reach the top (due to Andre’s medicines… usually we are very trained…..), the view was incredible and we didn’t regret the decision.

Andre’s sickness chapter: no worries, now he’s fine and he has more energy than he had before! But not to miss anything, on the last Sunday we decided to go to the hospital for a control, because the fever was not passing. After some hours, finally the doctor visited Andrea. He prescribed blood exams and a chest radiography. The results came the next day, so we went back to the hospital on Monday to show them to the doctor. With antibiotics and sirup everything got fine, so don’t worry (and thank you to all the people who texted us to know how was he feeling).

To recover from this week full of events, today we took half a day free to visit Kathmandu (just a part: the whole city is massive). We went to Thamel, to the Garden of Dreams and to Durbar Square. Kathmandu is a living city, and we end this day with a myriad of colors in the eyes, in the nostrils the perfumes of spices and of incense, in the ears the voices of the sellers, the sound of the sewing machines and of the horns of the scooters. Kathmandu is a tiring city, you must always pay attention to everything, not for the thefts, but for the traffic, for the waste on the ground, and also not to lose anything of the show offered by the city. Everybody has a smile to offer, everybody stare at us with curiosity, everybody asks us about us and about our country. Kathmandu makes you protagonist and spectator of herself, makes you feel full of joy for her people and make you crumble because of the buildings still destroyed by the earthquake, she makes you feel like singing and in the meanwhile to be silent to meditate.
We’ll have the possibility to explore more in July, but this taste, more than having been good to take a break from the busy life of Horac, stole us a piece of heart already, and made us understand that, even if the time is flying, it won’t be easy to go away from here.

f

Scrivere e scattare / Write and click

🇮🇹

I giorni passano e gli eventi si verificano uno dietro l’altro, talvolta senza darci il tempo per elaborarli come vorremmo ed assimilarli a pieno.

Cercheremo di fare un po’ di ordine senza dilungarci troppo. Qui sono le 09.16 di sabato 18 maggio, c’è il sole ma negli ultimi giorni un paio di acquazzoni ci hanno colto di sorpresa; abbiamo mezza giornata libera e la usiamo un po’ per riposarci, un po’ per ripercorrere il tutto.

Iniziamo con le cose importanti. Questa settimana abbiamo finalmente iniziato le lezioni per il nostro progetto (se vuoi rinfrescarti la memoria trovi qui la descrizione).

Sabato scorso l’abbiamo introdotto ai bambini, che ci hanno guardato incuriositi ed emozionati all’idea di iniziare. Questa cosa ci ha dato tanta carica ma allo stesso tempo ci ha spaventato un po’: eravamo all’altezza di insegnare loro qualcosa? Ci avrebbero capito? Si sarebbero annoiati?

Lunedì Andre ha tenuto la lezione introduttiva sulla fotografia. Tra le foto trovate il foglio con le sue linee guida 🙂 Dopo aver ballato insieme sulle note di “Diddley Dee” per scaricare qualsiasi tipo di stress, Andre ha parlato del significato della parola “fotografia” (e voi, lo sapete?), della prima fotografia mai scattata, di come questa disciplina sia entrata a gamba tesa nella vita delle persone. Alla fine della lezione abbiamo diviso i bambini in gruppetti di due o tre persone e li abbiamo fatti giocare un po’ con quella che sarà la loro macchina fotografica per il progetto (ringraziamo di nuovo coloro che ce le hanno donate: ci avete dato un aiuto preziosissimo). Poi i bambini hanno abbracciato l’insegnante e l’hanno ringraziato per la lezione.

Giovedì è stata la volta di Chiara, con la prima lezione sulla scrittura creativa. Anche in questo caso trovate tra le foto i suoi appunti per la lezione. Prima di iniziare, visto che la cosa lunedì aveva funzionato bene, ci siamo divertiti ballando insieme (in galleria trovate un video imbarazzante a riguardo), poi abbiamo iniziato. Come lunedì, Tej, il responsabile, ci ha dato un assist traducendo in nepalese per i più piccolini le parti più complesse. Nel corso della lezione si è parlato del perché inventare una storia e di come scriverne una. Sul perché scrivere, i bambini erano pieni di idee: per non dimenticare eventi forti, per intrattenere, per esprimere emozioni e sensazioni altrimenti sopite. Alla fine abbiamo letto tutti insieme “Il brutto anatroccolo”, individuando nel testo le 5W (Who, What, When, Where, Why = Chi, Cosa, Quando, Dove, Perché), e infine ci siamo divertiti un sacco a creare storie nuove. Lanciandoci una pallina abbiamo risposto alle 5W creando storie più o meno assurde, tra elefanti verdi, gatti rosa e unicorni seduti in mezzo all’oceano. Con le lacrime agli occhi per le risate, alla fine i bambini hanno abbracciato Chiara ringraziandola e continuando a porre domande.
La soddisfazione più grande è arrivata quando una ragazzina, Kabita, alla fine della lezione ha preso carta e penna e si è seduta davanti a noi a scrivere una storia, che poi ha fatto leggere a Chiara. Ci ha detto che ci pensava da un po’ ma non riusciva mai a finirla. Giovedì ce l’ha fatta e questa cosa ci ha riempito il cuore di gioia.

La settimana prossima i bambini cominceranno a scattare foto e scrivere racconti in prima persona. Noi siamo curiosissimi di vedere cosa ne verrà fuori, e voi?

Per quanto riguarda noi e la nostra salute, in questi giorni abbiamo avuto la pancia un po’ in subbuglio, ma ci abbiamo riso sopra scrivendo una canzone, che trovate sempre in galleria (no, il Nepal non ci ha fatto passare la stupidera, e sì, continueremo a umiliarci così). Andre, il solito delicatino, si è preso anche un bel febbrone, ma si sta riprendendo piano piano.

Nei giorni in cui non teniamo le lezioni, aiutiamo sempre a Horac con gli impegni quotidiani. Serviamo i pasti, portiamo i bambini a scuola, li andiamo a riprendere, a volte diamo una mano in cucina, e giochiamo sempre con loro.

Una mattina Tej ha chiesto ad Andre di scattare le foto di gruppo e le foto dei bambini divisi per classe, oltre che a ciascuno di loro. Ne alleghiamo alcune perché anche voi possiate vedere nei loro occhi la stessa energia che trasmettono a noi ogni giorno.

Questa settimana abbiamo anche portato a Horac i due valigioni pieni di vestiti, giocattoli e peluches donati da varie persone per i bambini. Inutile dire che ne sono stati felicissimi e hanno iniziato subito a dare un nome a ogni pupazzo e a creare nuove magiche storie.

Simone il ragnetto curiosone si è stancato della nostra vita monotona e se n’è andato da qualche altra parte (o più probabilmente è tra i nostri vestiti e farà venire un infarto a Chiara da un giorno all’altro).

Non ci stancheremo mai di ricordare la raccolta fondi che abbiamo avviato per poter stampare i libri con le creazioni dei bambini nate dal nostro progetto. Ringraziamo moltissimo chi ci ha già aiutato, e chiediamo di aiutarci a spargere voce per raggiungere più persone possibili. Noi ci stiamo mettendo l’anima, i bambini pure, e abbiamo veramente a cuore la riuscita del progetto. L’idea di vedere il libro, frutto di tanto lavoro, ben stampato e impaginato ci spinge a dare sempre di più, nonostante la stanchezza e la fatica. Qui il link per darci una mano: basta anche solo 1 euro per fare la differenza.

Namaste!

Ps: sapete cosa è peggio del coriandolo? Le caramelle al coriandolo. Peggio di quelle non c’è davvero niente.

🇬🇧

The days pass and many things happen, sometimes without giving us time to process them as we would like to and to assimilate them fully.

We’ll try to make order without talking too much. Here it’s 9:16 am of Saturday 18th May, it’s sunny, but in the last days a couple of downpours surprised us; today we have half a day free and we use it to rest a little and to retrace everything.

Let’s start with important stuff. This week we finally started the lessons for our project (if you want to refresh your memory, here is the description).

On the last Saturday we introduced the project to the children, who looked at us with curious faces, excited about it. This thing gave us charge, but in the meanwhile scared us a little: were we enough to teach them something? Would they understand us? Would they get bored?

On Monday Andre gave an introductory lecture about photography. In the gallery you can find the paper with his guidelines. After dancing together “Diddley Dee” to relieve stress, Andre talked about the meaning of the work “photography” (do you know it?), of the first picture ever taken, of how this discipline has entered people’s lives. At the end of the lesson we divided children into small groups of two or three people and we made them play with the camera they will use for the project (once more, thank you to all the people who donated the cameras: you gave us a very precious help). Then the children hugged the teacher and said thank you for the lesson.

On Thursday it was Chiara’s turn, with the first lesson about creative writing. Also in this case you find her notes in the gallery. Before starting, since it had worked on Monday, we had fun by dancing together (in the gallery you find an embarrassing video), then we started. Same as Monday, Tej, the responsable, gave us an assist by translating in nepalese the more difficult parts for the youngest children. During the lesson, we spoke about why to invent a story and how to write one. Children had many ideas about why writing something: in order not to forget strong events, to entertain, to express feelings otherwise hidden. At the end we read all together “The ugly duckling”, identifying in the text the 5W (Who, What, When, Where, Why), and we had a lot of fun by creating new stories. Throwing a ball to each other we answered the 5W, inventing stories more or less absurd, between green elephants, pink cats, unicorn sitting in the middle of the ocean. Laughing a lot, at the end children hugged Chiara, said thank you and continued to ask questions. The biggest satisfaction came when a girl, Kabita, at the end of the lesson, took pen and paper, sat in front of us and wrote a story, that she gave to Chiara to read. She said she had been thinking about this story for a long time and she could never finish it. On Thursday she did and this made us very happy.

The next week children will start taking pictures and writing stories themselves. We are very curious to see what will come out, what about you?

As far as we are concerned, we had stomach ache in the last days, but we laughed about it and we wrote a stupid song, that you can find in gallery (Nepal didn’t make us less stupid). Andre, delicate as always, got high fever, but he’s getting better already.

When we don’t hold lessons for the project, we help at Horac by serving the meals, by taking children to school and taking them back, sometimes we help in the kitchen, we always play with them.

One morning Tej asked Andre to take group pictures, pictures of the different classes and single pictures. We attach some of them, so that you can see in their eyes the same energy they give us every day.

This week we also brought to Horac the two suitcases full of clothes and toys some people donated for children. They were super happy and they started immediately to give names to the puppets and to create new magic stories.

Simon the Spider got tired of our monotonous life and he went somewhere else (or, more likely, he’s hiding in our clothes and will give Chiara an heart attack one of these days).

We’ll never get tired of reminding the Crowdfunding to print the books with children’s creations born of our project. We really thank who helped us already, and we ask everybody to help us spread the voice to reach as many people as possible. We’re putting our souls into the project, and children as well, and we really care about the success of the project. The idea of seeing the book printed after so much work drives us to give more and more, despite tiredness and fatigue. Here the link to help us. One euro is enough to make a difference.

Namaste!

 

 

One week later… / Una settimana dopo…

🇮🇹

Una settimana fa a quest’ora eravamo in partenza, e adesso sembra passata una vita, con tutte le immagini e le sensazioni di cui ci siamo riempiti in così poco tempo.

Il viaggio è andato bene, nonostante la notte in bianco siamo riusciti a non perdere nessun aereo! Arrivati a destinazione, abbiamo trovato all’aeroporto Manju, una delle ragazze di Horac, che ci ha accolto con due colorate ghirlande di fiori.

L’impatto è stato forte: già dal tragitto verso Horac ci siamo accorti di come tutto fosse diverso, caotico, rumoroso e pieno di vita.

I bambini ci hanno accolto nel migliore dei modi: scesi dalla macchina siamo stati stretti da un abbraccio enorme e pieno d’amore e senza rendercene conto loro stessi si sono fatti carico dei nostri bagagli e ci hanno condotto nella “Function room”, la stanza dei giochi e della preghiera. Qui si sono presentati ad uno ad uno; noi abbiamo fatto lo stesso e poi abbiamo ballato tutti insieme.

Alcuni di loro ci hanno accompagnato al nostro alloggio: siamo a 10 minuti a piedi da Horac, il percorso tra i campi è piacevole ed è affascinante vedere le donne che lavorano nei campi guardarci incuriosite al nostro passaggio.

Tornati ad Horac, abbiamo pregato con i bambini e poi siamo saliti per la cena: ci hanno spiegato che mangiano sempre “Baad, Daal, Targari”, che sarebbe “Riso, Zuppa, Verdura”: loro adorano questo piatto e lo divorano con gioia e immensa gratitudine.

I giorni successivi sono stati molto densi e stancanti. Per noi il jet-lag è stato un grosso ostacolo (abbiamo +3.45 ore, e vi assicuriamo che svegliarsi alle 07 quando il corpo pensa siano le 03 non è una passeggiata).

Le giornate sono molto piene: la mattina aiutiamo i bambini con i compiti, gli serviamo la colazione (sempre Baad Daal Targari), li accompagniamo a scuola. Poi facciamo colazione anche noi, diamo una mano in casa e ci riposiamo un pochino. Alle tre e mezza andiamo a prenderli (ci vogliono circa 15 minuti a piedi), li aiutiamo a togliersi le uniformi e poi giochiamo insieme. Alle 19 si prega tutti insieme (sono cristiani come noi) e poi è il momento della cena, che gli serviamo tra un “more, more!” e un “little, little” provenienti dai vari tavoli.

In questi giorni ci sono state alcune scene per noi commoventi e abbastanza forti: venerdì scorso li abbiamo aiutati a lavare a mano tutti i panni e le uniformi scolastiche. Ci hanno chiesto se per noi fosse la prima volta e, anche se gli abbiamo detto no, ci hanno fatto vedere come si fa.

Dopo mangiato ciascuno lava il proprio piatto a mano, e alla fine diamo una mano con i pentoloni (si cucina per circa 35/40 persone!).

Ci sono due bambini appena arrivati di nome Porkas e Nima (non chiedeteci come si scrivano): all’inizio erano molto spaesati e diffidenti, soprattutto nei nostri confronti. Piano piano si sono lasciati andare e ora, Nima soprattutto, ci è sempre addosso come una scimmietta coccolosa.

All’inizio il cibo è stato un po’ un ostacolo: gli orari sono molto diversi e i sapori anche. E’ tutto piccante e molto speziato (coriandolo is the new prezzemolo: sta bene con tutto). Nota per gli italiani: quando torneremo non vogliamo vedere riso e coriandolo per un bel po’. Altra nota: si accettano suggerimenti per la migliore pizzeria dove mangiare a cena il 14 luglio.

In Italia tutti quanti ci hanno detto di bere acqua in bottiglia: ‘na parola. Per comprare l’acqua devi avere le rupie (pensavamo di cavarcela coi dollari, e invece…, o di usare la carta, e invece…). Ma per avere le rupie devi prelevare, e per prelevare devi fare qualcosa come 12 km. Sotto il sole cocente. Senza acqua.
Ma nel tragitto abbiamo incontrato: mucche, templi, donnine, colori e odori diversi, paesaggi e kukur (=cani), e con noi c’erano Anjali e Sushil, detto Birello,  a farci strada: è stata una bella occasione per conoscerci meglio e scambiarci notizie culturali.

In camera abbiamo un nuovo inquilino: si chiama Simone il ragnetto curiosone, si è affezionato e non riusciamo a farlo uscire né a ucciderlo: l’abbiamo visto con il macro (vedi foto) ed è troppo carrrrrino per meritarsi la morte. In più è un ragno salterino (sì, ci siamo fatti una cultura su tutte le specie di ragni nepalesi), quindi ci abbiamo rinunciato in partenza.

Sabato i bambini ci hanno accompagnati in gita ad un lago qui vicino, il Taudaha Lake, e siamo stati sul prato a giocare. Abbiamo preso il gelato tutti insieme, Andre ha scattato molte foto e, dal momento che ne erano entusiasti, abbiamo iniziato ad accennargli ciò che abbiamo intenzione di proporgli: ci sono sembrati molto curiosi, e anche parlando con Tej, il responsabile, abbiamo avuto l’impressione che ne uscirà qualcosa di veramente buono.

Ieri, lunedì, mentre i bambini erano a scuola, Anjali e Birello ci hanno accompagnato in centro a Kathmandu a fare un giro: abbiamo visto il famoso tempio delle scimmie e attraversato il centro della capitale. La città pulsa di vita, le strade sono affollate di persone che si sentono libere di esprimere la propria cultura e il proprio credo (in Nepal ci sono induisti, cristiani, buddhisti, musulmani, e tutti convivono pacificamente e senza giudizio l’uno per l’altro).

In settimana spiegheremo bene il progetto ai bambini, e, se non ci sono intoppi, lunedì prossimo inizieremo con la prima lezione.

Nel frattempo ricordiamo a tutti che è aperta il Crowdfundig (=raccolta fondi) per sostenere la stampa dei libri con le storie e le foto dei bambini. Tutto il ricavato andrà a loro. Fidatevi che ce n’è bisogno. Per noi 5 o 10 euro non fanno grossa differenza, per loro hanno un valore enorme e possono aiutarli in moltissimi modi. Lasciamo il link in allegato: siamo ripetitivi e lo sappiamo, ma ci stiamo mettendo l’anima e vorremmo davvero coinvolgere il maggior numero di persone possibili nel nostro progetto di aiuto a questa realtà tanto sorprendente quanto complicata.

https://www.gofundme.com/1lkez4xv9c?sharetype=teams&member=2110836&utm_medium=copy_link&utm_source=customer&utm_campaign=p_na+share-sheet&rcid=4553d30b862742178ba10f7e5d25777a

Continuate a seguirci per altre novità! Namaste

🇬🇧

One week ago we were leaving, and now it seems like a lifetime, with all the images and the feelings we collected in just few days.

The trip was fine, despite the lack of sleep we didn’t lose any flight! Once arrived, we found at the airport Manju, one of the girls of Horac, who welcomed us with two colorful flower wreaths.

The impact was strong: while traveling to Horac, we noticed the big difference between life here and life at home. Here everything is chaotic, noisy, colorful and full of life.

Children welcomed us in the best way: once out of the car, we got a big hug full of love, and without even asking them to do that, they took our luggage and they brought us in the “Function room”, where they play and they pray. Here everybody introduced himself and we did the same; then we danced all together.

Some of them accompanied us at out place: we are at 10 minutes by walk from Horac. The path among the fields is pleasant, and it is fascinating to see women working the land staring at us with a curious look.

Back to Horac, we prayed with the children and then we went upstairs for dinner: they explained us they always eat “Baad, Daal, Targari”, that means “Rice, Soup, Vegetables”. They love it and they devour it with joy and immense gratitude.

The days after were dense and tiring. The jet-lag was a big obstacle (we have +3.45 hours, and we can ensure that getting up at 07 am when your body thinks it’s 03 am it’s not that easy).

Everyday is very full: in the morning we help children with homework, we serve them breakfast (always Baad, Daal, Targari), we bring them school. Then we have breakfast, we help in the house and we rest for a little. At 3.30 pm we go to take them (it takes more or less 15 minutes by walk to school), we help them take off their uniforms and we play with them. At 7 pm we pray all together (they’re christians like us) and then it’s dinner time. We serve it between a “more, more” and a “little, little” coming from the tables.

Until now, we saw some scenes moving and strong for us: on Friday we helped them wash their clothes by hand and the uniforms. They asked us if it was our first time, and although we said no, they showed us how to do that.

After the meals, everybody washes his plate by hand, and at the end we helped clean the big pots (every meals is cooked for 35/40 people).

Two children just arrived, their names are Porkas and Nima (no idea how to write them): at the beginning they were very lost and distrustful, especially with us. Step by step they got more confident and now, Nima above all, always wants to stay with us.

At the beginning the food was an obstacle: timetables are very different, and flavors too. Everything is spicy and full of herbs, like coriander.

In Italy, they suggested us to drink water in bottles. But to buy water in bottles you must have rupees (we thought we could pay with dollars, or with the card, but it’s not like that). To have rupees you have to find an ATM, and to find an ATM you have to walk 12 km. In the sun. Without water.
But while walking, we met: cows, temples, typical women, we smelled perfumes, we saw colors, landscapes and kukur (=dogs). We were with Anjali and Sushil, whose nickname is “Birello”: it was a good occasion to get to know each other and to talk about our different cultures.

We have a new roomie: his name is Simon the Spider and we can’t let it go out or kill it: we saw it with the macro (check the picture) and it’s so cuuuute to deserve to die. Also, he’s a jumping spider (yes, we studied the different types of nepalese spiders), so no chance we can make it.

On Saturday we went with children at Taudaha Lake, and we played on the grass. We had a good ice cream all together, Andre took many pictures and, since they looked enthusiastic about them, we spoilered a little bit of the project “Let children speak”. They looked curious and Tej, the responsible, was happy too. We think it will come out something nice.

Yesterday, while children were at school, Anjali and Birello came with us for a tour in Kathmandu: we visited the famous “Monkey Temple” and we crossed the center of the capital. The city is full of life, streets are crowded and people feel free to express their faith and cultures (in Nepal there are Indus, Christians, Buddhists, Muslims, and they live together in peace and without judging each other).

During the week we’ll explain better the project to the children, and, if nothing goes wrong, we’ll make the first lesson on Monday.

Also, we’d like to remind everybody the Crowdfunding to sustain the print of books with stories and pictures taken by children. All the money we get by selling books will go to Horac. Trust us: they need it. For us 5 or 10 euros make no difference, but for them they have a big value and they can help in many ways. We leave the link here: we know we repeat everything many times, but we’re doing our best and we want to involve many people in our project to help this situation, that is as beautiful as complicated.

https://www.gofundme.com/1lkez4xv9c?sharetype=teams&member=2110836&utm_medium=copy_link&utm_source=customer&utm_campaign=p_na+share-sheet&rcid=4553d30b862742178ba10f7e5d25777a

Keep following us for more news! Namaste.

 

A week to go and everything is fine (Manca una settimana e va tutto bene)

🇬🇧

-7. Only few days and our adventure will finally start. Considering feelings and practical things to do, there are so many things to think about.

We’d love to say everything is ready, backpacks are closed and tickets are printed, but we wouldn’t be Chiara and Andrea if it was like that. What is (almost) ready, however, is the equipment necessary for the project. The 11 cameras work and they’re ready for the departure (we thank once again Anna, Fulvio, Giuseppina, Marco, Susanne, Valeria for donating them). We are still collecting clothes and toys to fill the two suitcases that will go in the cargo, full of the things that, besides us, Alessio, Cinzia and Martina decided to donate to Horac.

Some more details about our trip: we’re leaving on Tuesday the 30th of April from Malpensa (Milan) at 10.05 pm and we’re arriving on the 1st of May (around 2 pm) in Kathmandu. A person working in Horac will pick us up out of the airport and will bring us to Horac, where our project will start. We decided to take some days to get to know better the children, before talking to them about “Let children speak”.

We’ll stay in Horac until the end of June. Afterwards we’ll travel a little thereabout and we’ll deepen the nepalese culture. We’ll come back at the middle of July.

The day we leave (save the date!) we’ll start the crowdfunding necessary for the success of the project. By doing this, we’ll try to reach the amount of money we need to print, once back, the books containing the pictures taken and the stories invented from the children. The choice to do this crowdfunding will allow us to donate to Horac the 100% of the proceeds of the sale of books, without holding back the money necessary to print (we’d like to finance everything ourselves, but we’re just 22 and we can’t do that alone).

If you can help us, then many thanks, if you can’t, just sharing will be useful… and if you can’t do this as well, your moral support will be appreciated😉

After this avalanche of technical details, we want to share our feelings as well, now that the big day is approaching. Recently, as it should be, we got a little scared. Scared by what? Scared by something totally new, bigger than most of the experiences we lived until now. Scared of getting into a culture completely different from the European one, to which we are used. Scared of not being up to our goals, and finally afraid of distorting our convictions.

But yet we can’t wait to leave. We started the countdown months ago, we try to figure out thousands of different scenarios, we wonder how everything will be.

We can’t wait to get involved, because we know that, with the children, we will question ourselves. We can’t still believe all of this is happening. We look to each other and we feel full of joy. And we are sure that this joy will be stronger than all the negative feelings. The fear is made to be faced, isn’t it?

🇮🇹

-7. Ancora pochi giorni e ci tufferemo in questa avventura per noi completamente nuova.

Tra sensazioni e cose pratiche da organizzare, le cose a cui pensare sono veramente tante.

Vorremmo poter scrivere che è tutto pronto, gli zaini sono già chiusi e i biglietti già stampati, ma se fosse così non ci chiameremmo Chiara e Andrea. Ciò che è (quasi) pronto però, è l’attrezzatura necessaria per realizzare il progetto. Le 11 macchine fotografiche sono funzionanti e pronte per la partenza (cogliamo l’occasione per ringraziare di nuovo Anna, Fulvio, Giuseppina, Marco, Susanne, Valeria per avercele donate). Stiamo ancora finendo di raccogliere i vestiti e i giocattoli per riempire le due valigie che metteremo in stiva insieme ai due zainoni, piene delle cose che, oltre a noi, Alessio, Cinzia e Martina hanno deciso di donare a Horac.

Qualche dettaglio in più sul nostro viaggio: partiremo martedì 30 aprile da Malpensa alle 22.05 e arriveremo a Kathmandu nel primo pomeriggio del primo maggio. Ad attenderci fuori dall’aeroporto ci sarà un membro dello staff di Horac, incaricato di portarci alla casa famiglia.

Qui inizierà il nostro progetto con i giovani creativi. Abbiamo deciso di prenderci alcuni giorni per conoscerli a fondo prima di introdurre loro “Let children speak”.

Resteremo a Horac fino a fine giugno, dopodiché abbiamo deciso di approfittare degli ultimi giorni per visitare un pochino i dintorni e approfondire la cultura nepalese; torneremo in Italia a metà luglio.

In concomitanza con la nostra partenza (save the date!) avvieremo il crowdfunding necessario per la riuscita di Let children speak. Con questa raccolta fondi cercheremo di raggiungere la somma di denaro necessaria per stampare, una volta tornati, i libri contenenti le foto scattate e le storie inventate dai bambini. La scelta di fare crowdfunding ci permetterà di donare a Horac il 100% del ricavato dalla vendita dei libri, senza dover trattenere i soldi necessari per la stampa (ci piacerebbe poterli finanziare da noi, ma abbiamo pur sempre 22 anni e da soli non ci riusciamo).

Se potete darci una mano, grazie mille, se non potete, sarà utile anche una semplice condivisione… e se non potete fare neanche questo, basta il supporto morale😉

Dopo questa valanga di dettagli tecnici, ci teniamo a condividere anche le nostre sensazioni, ora che il grande giorno si avvicina. Negli ultimi giorni, come è giusto che sia, ha bussato alla nostra porta il sentimento della paura. Paura di che? Paura di una cosa nuova, più grande di tante esperienze vissute finora. Paura di addentrarci in una cultura tanto diversa da quella europea a cui siamo abituati. Paura di non essere all’altezza dei nostri obiettivi, e infine paura di stravolgere le nostre convinzioni.

Eppure non vediamo l’ora di partire. Facciamo il conto alla rovescia da mesi, immaginiamo mille diversi scenari, ci poniamo centinaia di domande su come sarà davvero tutto questo.

Non vediamo l’ora di metterci in gioco, perché in fondo sappiamo che insieme ai bambini saremo noi a mettere in discussione noi stessi. Ancora non ci crediamo fino in fondo: sta succedendo davvero. Ci guardiamo in faccia e scoppiamo di gioia. E siamo sicuri che sarà questa gioia a prevalere su tutte le sensazioni negative. La paura è fatta per essere affrontata, a che serve se no?